Qualche grammo di gravità è un disco in cui prevalgono toni acustici e colori tenui, un lavoro che fa della leggerezza uno dei suoi tratti distintivi. Merito di arrangiamenti che mettono in risalto le grandi doti vocali della cantante e quelle tecniche dei musicisti, che senza esibirsi in inutili e sterili virtuosismi, rendono La Metralli una band che sfugge a qualunque catalogazione in generi musicali. Un talento da seguire con attenzione.

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Visti la prima volta dal vivo al Premio Ciampi 2012, invitati a ritirare il Premio come vincitori dell’omonimo Concorso Nazionale, furono subito una vera sorpresa. Una voce splendida, quella di Meike Clarelli, capace di volare alto e toccare corde profonde, con una capacità di interpretazione notevole, sostenuta da musicisti tecnicamente perfetti ma non freddi nell’esecuzione, ne fecero uno dei momenti più interessanti di quell’edizione.

E il nuovo disco mantiene le premesse scaturite da quel breve live. Dal punto di vista strettamente musicale, i suoni che ricorrono più spesso sono senza dubbio quelli di derivazione jazzistica. Che siano le sonorità jazz anni cinquanta della lieve In Tre Passi, in cui la splendida voce di Meike Clarelli è sorretta dalle chitarre e dal contrabbasso, o lo swing di Ruggine E Carie, dove i musicisti della band sembrano divertirsi a giocare con i ritmi, e di La Sciancata, un’esecuzione impaccabile ed un testo ottimo. E la qualità dei testi è l’altro punto di forza di La Metralli, tanto che si può a ragione parlare di canzone d’autore jazz.

Esempio perfetto di questo incrocio tra jazz e canzone d’autore è Cesarina l’Incendiaria (dedicato a due partigiane), dove piano e percussioni colorano l’atmosfera, e la Clarelli ci regala una interpretazione magistrale. Un brano pressoché perfetto, dalle mille sfumature e dall’arrangiamento apparentemente semplice ma molto originale. E’ splendida canzone d’autore anche quella del Cantico dei Viaggiatori, brano che parte lento per colpire poi con la chitarra elettrica e gli acuti della cantante, e in cui con solo otto semplici frasi si descrive il desiderio di libertà del viaggio.

Ma la definizione di canzone d’autore jazz rischia comunque di essere limitante per La Metralli. Non è un caso se uno dei brani centrali del lavoro è uno strumentale, Merìdies, quasi una improvvisazione molto free con accenni di psichedelia, dedicato al compositore e musicista Roberto Lupi (autore del libroArmonia della gravitazione a cui evidentemente la band si sente molto vicina). E un brano come Senza Formula è probabilmente fin dal titolo una sorta di manifesto della band modenese, quasi una dichiarazione di intenti (ho cercato un canto, senza tregua, senza formula, senza musica). Qui la cantante è accompagnata da poche note, fino al finale in cui entrano tutti gli strumenti, e la voce si dispiega in tutta la sua potenza.

La perizia dei musicisti della formazione (Marcella MenozziMatteo Colombini alle chitarre, Davide Fasulo al piano, programming e basso, Serena Fasulo al contrabbasso, Cesare Martinelli alla batteria) è davvero un punto qualificante de La Metralli, tanto nei brani più movimentati come 36 Gradi, con la preziosa coloritura  delle chitarre, mai invadenti, quasi discrete, eppure graffianti quando serve, quanto in quelli più lenti.

Tra questi ultimi, spiccano la delicata e intensa Piovevo, l’atmosfera eterea di Maestrale, e La Quinta Stagione, un brano difficilmente definibile, caratterizzato da un qualcosa di teatrale che lo rende affascinante. Chiude il disco Ponente, uno strumentale, emozionante e breve come un lampo, in cui la voce diventa uno strumento, immaginifico, Qualche grammo di gravità è un disco in cui prevalgono toni acustici e colori tenui, un lavoro che fa della leggerezza uno dei suoi tratti distintivi. Merito di arrangiamenti che mettono in risalto le grandi doti vocali della cantante e quelle tecniche dei musicisti, che senza esibirsi in inutili e sterili virtuosismi, rendono La Metralli una band che sfugge a qualunque catalogazione in generi musicali. Un talento da seguire con attenzione.